mercoledì 18 luglio 2018

"Sodomia e onanismo: storia di due fraintendimenti" di Enrico Proserpio

john martin the destruction of sodom and gomorrah
John Martin, The Destruction of Sodom and Gomorrah (1852)
L'interpretazione delle Sacre Scritture non è cosa semplice e dà spesso adito a diatribe sul reale significato di un passo o di un versetto. Anche il metodo interpretativo, il modo con cui si guarda al testo, è cambiato molto di epoca in epoca: dall'interpretazione letterale si è passati a quella simbolica e allegorica e, infine, all'approccio storicistico. Proprio perché nulla è certo nell'interpretazione delle Scritture, credo sia opportuno ripassare i brani che, in qualche modo, influenzano la morale riguardo le tematiche LGBTQIA. Che si sia o meno credenti, la morale, cristiana in generale e cattolico-romana in particolare, influenza la nostra vita e ci nega diritti e dignità. Ecco perché ritengo utile per tutti una riflessione sul messaggio biblico riguardo la morale. Solo così potremo combattere il pregiudizio di certi credenti con i loro stessi mezzi, sul loro stesso campo di battaglia. Al pregiudizio non bisogna dare tregua. Va sconfitto e stanato ovunque si annidi.
Buona lettura. 

Sodomia

Per “sodomia” si intende l'atto di penetrazione anale. Spesso, tale termine viene usato come sinonimo di “omosessualità” o di “sesso omosessuale”, soprattutto con riferimento all'omosessualità maschile. Si tratta di un uso errato. Anche le coppie eterosessuali possono compiere sodomia.
Il termine viene dalla Bibbia, in particolare dal Genesi, dove si narra l'episodio della distruzione della città di Sodoma:

I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada.» Quelli risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza.» Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo. Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!» ...

Padre Enrico Proserpio

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mercoledì 11 luglio 2018

"Certificare l'orientamento sessuale" di Raffaele Yona Ladu

Qui conglobo concetti espressi da me in diversi, articoli, sia per il mio blog personale che per il blog di Lieviti (che, allora, era un circolo ARCI, ed ora è un circolo tematico Arcigay dipendente dal circolo territoriale di Verona). 

Il problema è stato posto per la prima volta da Giovanni Dall’Orto, il quale riteneva opportuno distinguere i “veri” bisessuali dai “falsi” bisessuali: questi ultimi screditerebbero i primi, in quanto si tratterebbe (li descrivo col mio linguaggio, non con il suo) o di giovanotti che, per timidezza, fanno il “coming-out a rate” (ovvero, prima sondano il terreno affermando di essere bisessuali, e poi ammettono di essere gay); o di uomini che continuano ad essere sposati con una donna ed hanno (spesso all’insaputa di lei) rapporti con uomini o persone non binarie.
bisessualitàAmmetto che i “coming-out a rate” sono parecchio fastidiosi, perché danno argomenti a chi sostiene che “la bisessualità è una fase” e che “bi oggi, gay domani” – ma che Lieviti od un’altra associazione si mettano a “certificare” l’orientamento bisessuale di una persona, mi pare sbagliato per tutti i motivi che spiegherò. Quello che occorre fare è, da una parte, spiegare che la bisessualità non è il vestibolo dell’armadio, in cui restare finché non si ha il coraggio di uscire alla luce del sole; dall’altra, e soprattutto, lottare contro l’omofobia, così che nessuno senta più il bisogno di fare il “coming-out a rate”.
Per quanto riguarda gli uomini che sono sposati con una donna ed hanno avventure con uomini, sono situazioni abbastanza delicate; nel caso più favorevole, sono uomini davvero bisessuali e poliamorosi, che amano la moglie, ed i rapporti con le altre persone (uomini, donne, persone non binarie) sono intrattenuti col consenso di lei, in un contesto di regole che proteggano emotivamente e sanitariamente il loro matrimonio.
In un caso meno favorevole, sono uomini gay che hanno sposato una donna che non vogliono lasciare (per motivi che vanno dall’amore – in America, sono chiamati “one woman short of gay” = sarebbe gay, se non fosse per quella donna” – al calcolo; non conoscendo le singole coppie, devo pensare al caso più favorevole), ma che hanno concordato con lei di soddisfare con altri i desideri che non può soddisfare lei... 


Raffaele Yona Ladu

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mercoledì 4 luglio 2018

"Discriminazioni multiple ed intersezionalità" di Raffaele Yona Ladu


In campo sociale, difficilmente chi patisce una discriminazione la patisce per un motivo soltanto. Come i medici si sono resi conto che non si aiuta il paziente trattando ogni malattia separatamente, così gli attivisti sanno che non possono eliminare un solo fattore di discriminazione, per migliorare la vita delle persone. 
discriminazioni multiple

Gli intrecci tra i fattori di discriminazione sono classificati in diversi modi. Qui, ricalco la terminologia del documento [1], il cui titolo, in italiano, significa: “La discriminazione intersezionale nella legislazione UE sull’eguaglianza di genere e sulla non discriminazione”.
Il documento individua tre possibili intrecci:
·         discriminazione multipla sequenziale;
·         discriminazione multipla additiva;
·         intersezionalità.
La discriminazione multipla sequenziale è abbastanza banale: un uomo (non un maschio!) straniero non può entrare in un club riservato alle donne (non alle femmine!), e non può cercare un lavoro in cui si esiga la cittadinanza italiana. Le due discriminazioni sono indipendenti e sperimentate in momenti diversi: fanno male, ma non si rinforzano a vicenda. E (aggiungo io) è anche più facile trovare giustificazioni per esse: per esempio, il lavoro in cui si esige la cittadinanza italiana potrebbe avere a che fare con la difesa nazionale; un club riservato alle donne potrebbe occuparsi di vittime della violenza di genere.
La discriminazione multipla additiva si ha quando più fattori indipendenti agiscono nello stesso momento: il documento [1] porta ad esempio una donna omosessuale, che può essere discriminata sia perché donna che perché omosessuale. Le due discriminazioni sono contemporanee, ma, in linea di principio, separabili; come spiegherò poi, so che l’esempio è debole.
L’intersezionalità si ha quando i fattori di discriminazione perdono la loro indipendenza e creano una discriminazione completamente nuova (Kimberlé Williams Crenshaw lo chiama “svantaggio sinergico”). Prima, il documento portava ad esempio la donna omosessuale; ora, invece, la donna di colore - che subisce il sessismo, come la donna bianca, ed il razzismo, come l’uomo di colore.
La donna di colore indica, in questo caso, un individuo in fondo alla scala sociale, al quale il sessismo ed il razzismo impongono un’oppressione peculiare. La donna bianca (che non patisce il razzismo) e l’uomo di colore (che non patisce il sessismo) non si trovano allo stesso livello di lei e possono commettere discriminazioni a danno di chi gode di un potere inferiore al loro...

Raffaele Yona Ladu

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mercoledì 27 giugno 2018

"Essere gay in Honduras" di Damiano Dario Ghiglino

Tra prostituzione, sequestri e pandillas nella città più pericolosa al mondo

Mi chiamo Harry Evelio e sono nato nel febbraio 1989 a El Progreso, Honduras, ma ho sempre abitato a San Pedro Sula, trenta chilometri di distanza e circa mezzo milione di abitanti.
Ho vissuto la mia sessualità allo scoperto, per quel poco che ricordo. Ho partecipato ad almeno un Gay Pride, lo so perché mi è rimasta una foto. Solevo recarmi in un locale gay il fine settimana, di cui non rammento il nome, forse si chiamava Olimpos. Mi divertivo e arrotondavo con la prostituzione, concedendomi a uomini facoltosi.
I ricordi... parte della mia memoria è completamente cancellata e i fatti che sto per raccontare riveleranno perché. 
essere gay in honduras damiano dario ghiglino

Circa due anni fa ho cominciato a lavorare per il Colectivo Unidad Color Rosa, l'unica organizzazione che difende i diritti di gay e transessuali a San Pedro Sula.
Il mio ruolo era quello di incontrare la popolazione LGBT del luogo, anche casa per casa con visite domiciliari, per istruire e sensibilizzare sul sesso sicuro e informare sulle malattie sessualmente trasmissibili.

Mi muovevo solo o scortato da colleghi tra San Pedro Sula, El Progreso, Choloma e Villanueva. Nessun luogo è sicuro in Honduras. Cammini per strada e in pochi secondi ti puoi trovare nel quartiere sbagliato al momento sbagliato.
Mi era capitato varie volte. Di imbattermi nei pandilleros. Quelli che non hanno nome. Bestie senza scrupoli che ti puntano la pistola in faccia, ti prendono a calci e ti torturano, solo perché senza saperlo sei entrato nel loro territorio.
Qui lo Stato non esiste, non ti può proteggere.

Ero disposto anche a questo per il mio lavoro, a tornare a casa con i graffi, i lividi e le ammaccature.
Finché non abbiamo incrociato quei dieci uomini.
Mi trovavo con sette colleghi nel quartiere Sunseri di San Pedro Sula, quando siamo stati accerchiati. Erano armati fino ai denti e facevano parte della Mara Salvatrucha o MS-13.
Era ed è ancora una delle bande più spietate non solo in Honduras, ma in tutto il Latinoamerica...



Damiano Dario Ghiglino

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mercoledì 20 giugno 2018

" 'Vecchi" gay contro 'giovani' queer: ma sarà vero?" di Erica Gazzoldi


È nota l’intervista rilasciata da Giovanni Dall’Orto ad Arcigay Catania, intitolata Tractatus logicus-queerophobicus (disponibile on line: è stata pubblicata su Facebook , ma è ritrovabile anche qui). In essa, Dall’Orto accusa il pensiero queer di “nominalismo”: la dottrina per cui non esisterebbero enti reali, ma unicamente i segni linguistici corrispondenti. (Vedasi “nominalismo” su Treccani.it). Secondo lui, il pensiero queer moltiplicherebbe a dismisura sigle e nomi di orientamenti e identità di genere, perché sarebbe incapace di distinguere il pensiero astratto dalla realtà e pretenderebbe dunque che il linguaggio contenesse in sé la totalità delle differenze. 
nathan bonnì vignetta LG contro BTQ
Vignetta di Nathan Bonnì

Quest'ideologia obbliga a un inseguimento nevrotico e mai concluso di nuove sigle, di nuove letterine, di nuove oppressioni, da aggiungere a “lgbt”. Ogni mattina un queer si sveglia sapendo che dovrà inventare una nuova letterina da aggiungere alla sigla, poi però ogni sera un queer prima di andare a dormire userà la sigla “lgbt+” per non dover passare il resto della notte a ricopiare tutto il risultato della passeggiata del gatto sulla tastiera.L'uso sempre più diffuso di “lgbt+” è una chiarissima confutazione della ragionevolezza del modo di agire queer. Che ha iniziato ad aggiungere letterine perché proclamava che non si poteva contenere tutta la diversità del mondo omosessuale in una parola sola, scoprendo troppo tardi che anche “lgbt” è comunque una parola, e quindi ha dovuto continuare ad ampliarla fino a renderla inutilizzabile nel mondo reale.Siamo così arrivati a inventare una parola che contiene tutta questa incontenibile e ineffabile diversità in un ridicolo “eccetera”, in un risibile “+”. Patetico.Se i queer non fossero mostruosamente ignoranti sul funzionamento della lingua, come sono, avrebbero saputo che lo sforzo di raggiungere l'assoluta esaustività è vano, perché il linguaggio umano non funziona come pensano, o come vogliono, loro.La lingua è una mappa, che si limita a dirci in che punto è situata la cosa o il concetto di cui stiamo parlando. Una parola è un segnale, un segnalibro, su quella mappa. Nient'altro:una mappa non potrà mai essere il territorio, perché una mappa che ha lo stesso livello di dettaglio del territorio è il territorio stesso...
Erica Gazzoldi

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mercoledì 13 giugno 2018

"Hoc est corpus meum" di Erica Gazzoldi


Angelo alzò gli occhi, stillanti di sonno, verso lo specchio reclinabile che guardava il suo letto. Tra i colori attorcigliati di un patchwork e il bianco incerto delle lenzuola, gli rispose un’esile ed alta figura in pigiama grigio. 
pietro perugino san sebastiano ermitage
Pietro Perugino, San Sebastiano (1493-94 circa)
Onde arruffate di capelli castani rampicavano sulle spalle e sulla nuca. Gli piaceva tener sciolti i capelli anche sul cuscino. Le guance ceree e affusolate erano velate da un’anima rosa - la stanza era calda e riusciva a dargli un po’ di colore in viso. Gli occhi che lo guardavano erano marroni e perplessi. Altre volte, li aveva trovati languidi. Da ragazza o da bambina, gli veniva da pensare. Si era ripetuto tante volte che “non doveva badare a quegli stupidi luoghi comuni”. Ma non riusciva a liberarsi da un imbarazzo: che quel suo corpo flessuoso, carezzevole e candido dovesse dirsi “di maschio”. Alle soglie del quarto di secolo, quasi non gli cresceva un pelo di barba.
Sceglieva spesso amicizie transgender, quasi per cercare comprensione o conferme. Ma non era detto che riuscisse a riceverne. No, non avrebbe voluto essere un bruto tozzo e peloso. Ma anche all’idea di transizionare, di essere donna, sentiva che non sarebbe stata quella la sua strada.
Amava le ragazze, sia come partner che come modello estetico. Ma non sopportava le contorsioni psicologiche e le fatuità di molte sue coetanee. Coi ragazzi, poi, doveva stare attento. Ci voleva poco a sentirsi dare della “checca” o della “femminuccia”. Naturalmente, non glielo dicevano in faccia. Ma battute e mezze voci, dopo giri tortuosi, arrivavano anche a lui. Gli unici che gli avessero dimostrato un’incrollabile amicizia erano soggetti “insospettabili”: metallari virilissimi, o persone in odore di estremismo politico. Della prima categoria, faceva parte Maurizio. Criniera leonina di capelli mori, barba altrettanto mora e occhi accesi come carboni. Quando non indossava magliette dei suoi gruppi preferiti, optava per camicie scure: perennemente semiaperte (tempo permettendo), a rivelare la vivace peluria sul suo petto olivastro. Da esso, usciva una voce potente e ringhiosa, quando cantava - ma burberamente carezzevole verso gli affetti. Come Angelo.
«Stammi bene, piccolo!» lo salutava sempre, con una misurata pacca sulla spalla e un breve abbraccio. Angelo, per quell’istante, si beava: del calore di Maurizio, del suo cuore sano, della sua figura alta e robusta...

Erica Gazzoldi

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mercoledì 6 giugno 2018

"La forma dell'acqua" di Luca Foglia Leveque

la forma dell'acqua film
Fonte: loschermo.it
Le mani di Elisa Esposito si muovono con dolcezza e forza, con gesti lenti e veloci. Le sue mani sono parole, messaggi, silenzi. Il suo mutismo - provocato da un’operazione alle corde vocali - la rende una diversa. Ed è proprio con i diversi che Elisa ama confrontarsi e relazionarsi: i suoi migliori amici sono la collega Zelda e il vicino di casa Giles, una donna nera e un omosessuale. L’America in cui vive la signorina Esposito è quella dei primi anni Sessanta: bigotta, conformista e acerrima nemica della Russia. La nazione più potente del mondo non ha molto da offrirle e le giornate della principessa senza voce trascorrono tutte allo stesso modo. Si sveglia, si masturba nella vasca ad occhi socchiusi, mangia, si prepara e va a lavorare. Pulisce e lustra gli uffici e i bagni del laboratorio militare dove è impiegata... e, poi, sogna. I sogni e i desideri di Elisa vengono accolti da Giles, illustratore e pittore, poeta del colore. Lui, innamorato di un barista giovane e piacente, deve fare i conti con il disprezzo che l’America pre-Stonewall riserva a chi è gay.
Essere neri, muti, omosessuali: non c’è differenza alcuna. Se sei diverso, verrai comunque giudicato e accantonato. 
La vita di Elisa, però, sta per cambiare: il suo principe è giunto e, ovviamente, è muto come lei. La strana creatura, un anfibio antropomorfo, possiede doti straordinarie e il suo potere è fonte di intrighi tra russi e americani. Il mostro acquatico, rinchiuso nel laboratorio dove lavora Elisa, mette in evidenza il lato oscuro di alcuni uomini e quello puro di chi sa parlare con il cuore.
La forma dell’acqua è una storia d’amore tra diversi in grado di scoprirsi simili, tra due esseri destinati a lasciare il mondo che tutti conosciamo per scoprirne uno lontano e privo di parole... 

Luca Foglia Leveque


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